Tempo fa, un amico,mi aveva suggerito l’idea di inserire uno spazio dedicato alle segnalazioni su eventi e spettacoli. Aveva poi aggiunto, cacchio, che fai, dove vai? perché distratto dall’elucubrazione purtroppo l’avevo travolto subito dopo con un tir. Ma il consiglio era arrivato e così, oggi, che è il 25 aprile, lo raccolgo e in una giornata dedicata alla liberazione scrivo di tutt’altro.
Non sono convinto della disposizione dell ultime virgole.

Il tutt’altro, comunque, in oggetto, riguarda una rappresentazione che in questi giorni è in scena al teatro Strehler, Nuovo Piccolo Teatro di Milano e che approfitto dello spazio per segnalare con una certa porca convinzione. Si tratta de “Il povero Piero”, un testo del grande Achille Campanile che rimarrà nel capoluogo longobardo fino al 29 c.m. (era da un po’che aspettavo de usa’un’abbreviazione) e che credo duri sulle due ore. Credo, perché la settimana scorsa, quando ero in loco insieme al manipolo amichevole con cui ho assitito alla piéce, il tempo è andato via piuttosto velocemente. Andato via o scorso? Meglio scorso. E infatti lo scorso mese questo stesso spettacolo ha girato altre zone d’Italia con un debutto siculo risalente a tempo fa di cui poco, molto poco, direi nulla si è detto in ogni dove. E lo stupore regna sovrano. Infatti da annusante teatrale anche io mi pasco della feroce attenzione che viene riservata alle produzioni sistiniane meritorie, ai lavori di Saverio Marconi (grande uomo di teatro, dalle braccia purtroppo cortissime, non è una metafora) alla sua compagnia della Rancia ma il poco clamòr de “Il Povero Piero” mi sgomenta. Prima avevo scritto povero con la P piccola. Non riesco a decidere la linea editoriale.
Lo sgomento nasce e si alimenta con la mole e il dispiego di mezzi interessati da questa produzione. Decine di attori, tutti conosciuti,a cominciare da Paolo Triestino e Nicola Pistoia con momenti particolarmente piacevoli che si raggiungono grazie alle capacità e agli allestimenti umani di Eleonora Vanni e Anna Gualdo. Un testo surreale, un elettricista in scena che sfiora la pazzia. Stupisce, quindi, che non se sia parlato. Ma non stupisce qui visto che per parlarne qui ne ho piuttosto parlato. E se qualcuno, leggendo ciò, avrà in animo di assistere allo spettacolo, al botteghino dica pure che gliel’ho consigliato io: non avrà nessuno sconto.

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